PIÙ chiede tutele serie e vere!

Se dopo 11 mesi sentiamo ancora parlare di “stato di emergenza” e se nel corso di questi 11 mesi il Governo non è riuscito a mettere a punto un piano progettuale adeguato per permettere ad aziende, imprenditori e liberi professionisti di sopravvivere alla crisi, che ormai diventa sempre più acuta e insopportabile, mi sembra più che normale e plausibile che nascano iniziative come IO APRO. È il coraggio degli imprenditori ed è anche un tentativo di via di uscita dal fallimento quasi certo.

Davanti a una quotidianità stentata, a un futuro che si sta sgretolando insieme a un presente praticamente invivibile (scandito solo da tasse e sotto l’egida della minacciosa Agenzia delle Entrate) e davanti all’ennesimo colpo mortale inferto dal Governo, che, alla chiusura a cena aggiunge anche il divieto di asporto dopo le 18, i ristoratori decidono di aderire alla campagna IO APRO, tirando su le serrande e facendo rivivere le loro attività. A sostenerli, una cordata di avvocati che garantisce la loro tutela.

Da stasera, 15 gennaio, tanti bar e ristoranti promettono la riapertura al pubblico e promettono di farlo in sicurezza con mascherina e distanziamento. Ma è pur sempre una forzatura al piano di contenimento della pandemia. Perché è questo il punto nodale che deve spingere alla riflessione: cercare di far coincidere l’esigenza di tornare alla vita e salvare le imprese con l’esigenza di non contrarre il Covid, che ancora corre veloce tra noi.

PIÙ Partite Iva Unite, che nasce proprio con lo scopo di lavorare per cambiare tutto quanto, tra tasse e costo del lavoro elevatissimi, ha portato al collasso un’economia italiana, già in grande sofferenza ben prima che arrivasse la pandemia, comprende eccome le ragioni di tale iniziativa. La crisi economica è ormai diventata sociale e sono intollerabili i suicidi di chi non regge il peso del fallimento.

Davanti al disagio dilagante e non più contenibile, con ristori-elemosina distribuiti male e in scarsa misura, il nostro partito chiede al Governo, presente o futuro, ristori veri per tutte quelle categorie di impresa che soffrono maggiormente questa crisi economica e sanitaria, pari a non meno dell’70% del fatturato del 2019. Una percentuale congrua, che servirebbe però solo a coprire i costi. E, dunque, a questa misura è necessario affiancare tutele vere per il futuro, perché, nel rispetto della salute delle persone, non possono pensare di limitare per sempre la libertà di impresa e la libertà personale. È urgente scongiurare un aggravamento esponenziale di una “bomba sociale” ormai imminente.

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